Stare male ci fa paura, e se stare male ci facesse stare bene?

Disegno tra da @Psicologia_a_tratti_semplice ;

IL CONSIGLIO DI ROBERTA:

Incastri.

Tutti noi viviamo di incastri: incastri con il partner, incastri sul lavoro, incastri nelle famiglie.
Incastri.
E di intermittenze.

Incontriamo una persona con la quale stiamo bene, e poi male, e poi di nuovo bene e poi di nuovo male.

Accettiamo un lavoro che ci fa sentire motivati e realizzati, e poi tristi e stressati, e poi di nuovo motivati, e poi ancora stressati.

Conosciamo la nuova cognata che ci sta simpatica, però anche un po’ antipatica, e poi di nuovo simpatica, e poi ancora antipatica.

Perché a volte nella vita ci succede di andare ad intermittenza? Siamo schizofrenici? Siamo instabili e folli? Abbiamo a che fare con persone che sono “pazze” a loro volta?

A volte si.

A volte la causa delle nostre “intermittenze esistenziali” è dovuta alle nostre personalissime difficoltà interiori.

Magari abbiamo una serie di insicurezze personali che ci portano ad avere un atteggiamento rinunciatario difronte alle sfide della vita, che ci fa spegnere, ci toglie luce, e poi per reazione dopo aver toccato il fondo ci alziamo e iniziamo a combattere, e allora funzioniamo, agiamo, riusciamo e ci riaccendiamo, in un up e down continuo che ci fa vivere sempre in una stanza in cui la lampadina starebbe anche bene attaccata al suo posto, ma siamo noi a giocherellale con l’interruttore.

Altre volte non siamo noi la fonte dell’intermittenza, ma abbiamo a che fare con persone incostanti ed instabili che un giorno si comportano in un modo e il giorno dopo in un altro, sempre per via di  problematiche interiori che finiscono per riflettersi anche un po’ su di noi.

Questi sono casi particolari, dove le intermittenze possono essere gestite chiedendo una mano ad un professionista sia per venire a capo di piccoli o grandi squilibri interiori (che magari sappiamo bene di portarci dietro da un bel po’).

Sia per imparare a restare in un autonomo equilibrio quando sia ha a che fare con persone che fanno parte della nostra vita e che non possiamo smettere di frequentare solo perché le cose vanno ad intermittenza (genitori, coniugi, figli, fratelli, sorelle e via dicendo).

Ma ci sono altre intermittenze a cui possiamo porre rimedio e che dipendono esclusivamente da un nostro “stare nel posto sbagliato”.

Magari abbiamo scelto un partner con il quale ormai sono evidenti diverse importanti e cruciali incompatibilità, ma abbiamo paura di mettere fine alla relazione perché siamo terrorizzati dalla solitudine.

Oppure stiamo facendo un lavoro che abbiamo capito non fare per noi, solo che paga bene, abbiamo un contratto a tempo indeterminato e ci da sicurezza, e noi senza sicurezza non ci sappiamo vivere!

Situazioni che sappiamo non essere le nostre, ma in cui restiamo per paura di non trovare altro, per sicurezza, per abitudine. Così andiamo avanti, giorno dopo giorno, accontentandoci di ciò che non si incastra con noi, tormentandoci con dubbi amletici su di chi sia la “colpa” di tanta intermittenza.

L’amore viene pian piano confuso con il possesso, la gioia con la dipendenza, l’entusiasmo con l’incaponimento.

Per ottenere cosa? L’intermittenza. Sempre quella. L’unica costante di una vita condita da continui ed esasperanti ON-OFF.

Che fare quindi? Mollare tutto? Lasciare andare la battaglia? Arrendersi?

Non è detto. Ci vuole discernimento.
Mai buttare all’aria rapporti, relazioni e progetti in preda all’esasperazione di una intermittenza (pena l’alterazione totale delle nostre valutazioni).

Discernimento quindi. Calma. Tempo. Chiarezza interiore.

Magari provando a domandarsi, tra le tante cose, se quell’intermittenza più che un problema da risolvere non possa essere invece un segnale da ascoltare.

Perché sapete, la paura di perdere qualcosa a cui siamo insanamente attaccati a volte ci fa perdere una cosa più importante: la sensazione meravigliosa che si prova quando, finalmente, riusciamo a trovare il posto giusto per le nostre personalissime lampadine.

Dott.ssa Roberta Guzzardi,  psicologa e psicoterapeuta, La Terapeuta che disegna.

IL CONSIGLIO DI GIORGIA:

Procrastinatori di professione, e decisionisti a scoppio ritardato. Siamo tutti un po’ così.

Mettici le tante scuse che possiamo darci…

A chi non è capitato, per esempio, di mettersi sui libri per preparare un esame universitario, ed ecco che arriva il messaggino, la telefonata, l’app del cellulare che ti ricorda (imperituramente) che devi finire qualcosa, qualsiasi cosa, e diventa più importante di tutto, di tutto davvero,

persino della tua vita

Vogliamo parlare di quando inizi una ricerca che parte da una cosa che ti serviva eh! Sia chiaro.
insomma sei lì lì per andare a dormire, apri internet ( che già i termini che usiamo per dire le cose hanno tutto un loro significato).

Insomma apri internet, cerchi la cosa che ti serviva e 2, 3, 4 , persino 5 ore dopo sei lì, a vedere i video della tartaruga che fa l’amore di cui ti hanno parlato tutti, che poi povera tartaruga, le leggi della privacy cosa ne direbbero di questa faccenda?

Ed ecco che hai posticipato persino il tuo sonno

Capita a tutti, davvero, non c’è di che preoccuparsi, i meme ci aiutano a farci sentire meno strani, meno strambi, nelle nostre insicurezze, nei nostri piccoli segretucci da ‘oggi non lo faccio’ e poi però, tutte queste scuse che ci diamo, tutto questo senso di autoironia, diventa esso stesso il limite.

Perché nel frattempo la vita è andata avanti, i giorni sono passati, e noi non abbiamo fatto quello che volevamo, e ci sale una tristezza che ti può divorare il petto, la pancia, te lo senti che hai un vuoto cosmico inspiegabile, ma anche su questo argomento ‘Doctor google’, insieme a ‘padre facebook’ e ‘sorella Instagram’ arrivano a salvarci.

E giù di gruppi malinconici, di malessere generazionale, di denunce sociali, di gesti folli, che ti alzi una mattina e mandi tutto e tutti a quel paese, perché non si può vivere così… e dopo una estasiante sensazione di euforia, ti ritrovi a fare i conti con le tue decisioni.

E STAI MALE

Quanto ci fa paura stare male?

MA STARE MALE FA BENE, VA BENE, E’ UN SEGNALE, UN INDIZIO, CHE PUOI FARE E VIVERE DIVERSAMENTE!

Che non c’è bisogno di demonizzarlo sto benedetto senso di malessere, perché ti spinge in avanti, ti spinge fuori dalla fossa, se stai male, vuol dire che da qualche altra parte puoi stare bene!

Se stai male, vuol dire che da qualche altra parte puoi stare bene!

Benedici le tue intermittenze, i tuoi vuoti, prendili come alleati provvidenziali che ti portano dove vuoi andare, non ammutolirli, non zittirli…

NON RIEMPIRLI

Che di qualsiasi sostanza tu li riempia, non sarà mai quella giusta! Che sia cibo, alcool, serie tv, sesso, droghe, sarà solo un escalation, un giorno il tuo ‘mostro’ sarà soddisfatto di quel che gli hai dato in pasto, e il giorno dopo vorrà di più. Vorrà altro.

Vorrebbe solo che lo ascoltassi, come una bussola, ma verso cosa?
VERSO LA TUA REALIZZAZIONE, VERSO IL TUO OBIETTIVO, QUELLO CHE ANCORA NON SAI DI AVERE, MA CHE CAMMINANDO SCOPRIRAI, STANNE CERTO.

Non lo sai cosa vuoi fare, davvero lo capisco, e se lo sai, fallo, ma se come molti di noi non lo sai, e tutto questo parlottare di un mondo precario in crisi, in fondo ti ha cresciuto, e tu stesso sei precario e in crisi perenne, lo so che non lo sai, MA LO SAPRAI.

Smetti di posticipare la tua vita riempiendoti di chissà quale immondizia, fatti una bella doccia, fuori e dentro:

-Immagina di aver preso la decisione che vorresti.
-Ora immagina che siano passati 3, 4 mesi dalla decisione che hai preso.
-Ora immagina che siano passati 3- 5 anni dalla decisione che hai preso.

Ti senti meglio? CONTINUA.

Giorgia Fidato, Mental coach, La coach speaker.


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