Se la nostra mente è debole, noi cederemo. Se la nostra mente è forte, saremo forti anche nella sconfitta. Una mente forte non ci permette di ottenere tutto quello che vogliamo, ma ci permette di accettarlo, nonostante non l’abbiamo ancora ottenuto. Ci permette di difenderlo e realizzarci in esso. La mente non esaurisce in sè la vita dello spirito, delle emozioni e dell’energia vitale. Osho diceva che siamo eccessivamente sbilanciati nel pensiero, non a caso più è occidentalizzata una società più sono diffusi i disturbi nevrotici. “Pensiamo” a come risolvere i nostri problemi senza avvederci che non tutti sono risolvibili “pensando”, e che altri sono generati proprio dal “pensare”. Sappiamo che la mente è molto potente e ci affidiamo interamente ad essa, trascurando gli altri centri vitali. Per questa ragione Osho consiglia (già lo aveva fatto il terapeuta Whilelm Reich) di praticare la fatica fisica, il lavoro, l’esercizio sportivo perché ha una grande importanza e utilità: più siamo coinvolti in un esercizio e più la consapevolezza diventa centrata, cominciando a scendere dalla mente. Esiste una sapienza del corpo e la fatica fisica è essenziale per risvegliare l’intero essere e per la stessa agilità della mente. Poiché, nella vita, il desiderio da solo non è sufficiente, ma sono necessari anche la determinazione e lo sforzo, questa pratica orienta la mente.

La funzione del Mental Coach per la crescita personale

Il mental coach, dunque, è una guida che ci ispira e stimola ad agire per realizzare il nostro fato. Naturalmente il modo in cui lo fa è strettamente legato al suo percorso, alle sue qualità, alle sue competenze. Certo, però, è che il mental coach non è un motivatore e basta. Ponendo attenzione ai processi culturali, è estemporanea la riproposizione in chiave italica di quei modelli di motivatori e trainer che trovano in Anthony Robbins, Jack Canfield, Brian Tracy, Robert Kiyosaki, Zig Ziglar e altri simili, i baluardi dell’autostima e della fiducia in se stessi, non perché non siano efficaci, ma perché possono ostacolare e ritardare il viaggio interiore. Le indicazioni che danno – probabilmente le migliori sono quelle di Robbins – hanno senso e valore, ma non sono direttamente mutuabili per noi o per culture dissimili da quella americana. Vanno praticate e interpretate nel contesto. Sin da quando Toqueville scrisse La Democrazia in America nel 1835, ripercorrendo a sua insaputa le riflessioni che Montesquieu aveva scritto in Lo Spirito delle Leggi, è chiaro che i membri di una società sono pervasi da uno spirito particolare e legato al modo in cui quella società si è costituita e vive. Un mental coach non ha il compito di confezionare il vestito, ha il dovere di nobilitare ogni essere nella sua natura e liberare il suo potenziale affinché si esprima al meglio e ottenga il meglio da sé e dagli altri. Il suo compito è conoscere e ascoltare prima, sostenere e guidare poi.

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