Non forzare, che ognuno fiorisca a modo suo.

🎨 Disegno tra da @Psicologia_a_tratti_semplice ;

IL CONSIGLIO DI ROBERTA:

Quando ero piccola ero un po’ capricciosa, se volevo qualcosa iniziavo a lamentarmi e a piagnucolare fino a che non venivo accontentata (o almeno speravo di esserlo). La verità era che mia madre non aveva nessuna intenzione di viziarmi e quindi, fino a che non pronunciavo le paroline magiche “per favore” non mi dava proprio un bel niente.

Ricordo che un giorno nel quale ero particolarmente nervosa, avrò avuto 6 o 7 anni, a tavola chiesi che mi venisse versata dell’acqua e quando fui invitata a chiedere con gentilezza, invece di abbassare il mio orgoglio interiore e domandare “per favore” iniziai a piangere straziata e continuai fino alle 3 del pomeriggio, quando ormai tutta la famiglia aveva finito il pranzo, era andata in camera a schiacciare il pisolino e si era risvegliata per il caffè.

Lo ricordo molto bene quel giorno, perché per quanto fossi piccola riconoscevo lucidamente di essermi impuntata su una posizione sbagliata e sapevo anche che chiedere “per favore” non era tanto difficile, ma non volevo farlo, perché io non desideravo l’acqua, la pretendevo.

Da là in poi mi è capitato più volte di scontrarmi con il lato “educativo” della vita, che, come faceva mia madre quando ero bambina, nega la sua benevolenza quando PRETENDIAMO le cose invece di DESIDERARLE con gentilezza.

Parlo delle situazioni in cui le cose non vanno subito come vorremmo e non ci fanno sentire immediatamente realizzati o soddisfatti, casi in cui, di solito, mettiamo in atto quelle che in psicologia si chiamano “le tentate soluzioni”.

Di che si tratta? Di azioni, atteggiamenti, pensieri che utilizziamo nel tentativo di risolvere un problema ma che, invece di risolverlo, lo alimentano sempre di più.

Magari vogliamo superare un concorso per accedere a un determinato lavoro, ma non ci riusciamo, nonostante sia già la terza volta che ci proviamo e invece di chiederci dove sia il problema, ci accaniamo: studiamo di più, perdiamo più ore di sonno, pensiamo continuamente a quelli che sono passati prima di noi e che sicuramente sono stati raccomandati.

Quindi studiamo male, poco, con poca concentrazione, ci stressiamo e ci agitiamo e quando arriviamo all’esame, guarda un po’, ci bocciano di nuovo.

Oppure abbiamo conosciuto una persona interessante e vorremmo subito una relazione con lei. Cogliamo qualche segnale di interesse e le chiediamo di uscire, ma lei si mostra titubante e incerta, al contrario di come avevamo immaginato.

Così, già feriti nell’orgoglio, invece di reagire con la pacatezza e la leggerezza che sarebbe al caso necessaria, ci arrabbiamo, la accusiamo di essere una persona insicura, giochiamo sui suoi sensi di colpa e finiamo per farla sentire giudicata ed accusata, invece che rassicurata e compresa. Sicuramente, se prima ci stava solo pensando, adesso non la rivedremo mai più.

Ottimo lavoro! In entrambi i casi!

Tutto questo parte dalla confusione che abbiamo circa ciò che è un desiderio e ciò che è una pretesa.

Sono le nostre pretese a farci controllare di più là dove invece dovremmo controllare di meno, a farci diventare aggressivi quando dovremmo essere arrendevoli, a farci diventare rinunciatari quando dovremmo resistere.

Pretendiamo che qualcosa sia come vogliamo noi, nel momento in cui vogliamo noi e forziamo le situazioni, le altre persone e noi stessi, per trasformare la realtà in quello che vorremmo che fosse.

Ma la realtà, per fortuna, ha i suoi tempi, tempi che servono quasi più a noi per imparare a chiedere “per favore” alla vita, invece che piagnucolare e fare capricci isterici solo perché non otteniamo subito quello che vogliamo.

Allora ecco un piccolo consiglio per cambiare rotta e cominciare ad avere un atteggiamento diverso almeno rispetto ad uno dei campi della tua vita.

Pensa ad un desiderio che stai cercando di realizzare e che stai perseguendo da un po’ senza grandi risultati. Fatto? Bene, adesso rispondi a queste 3 domande:

  • C’è qualcosa che sto facendo per far realizzare questo desiderio, che ho fatto fino ad ora, che non ha portato a nessun risultato ma che mi sto ostinando a continuare a fare?
  • Sto forzando me stesso o qualcuno vicino a me in una direzione, o verso determinate azioni ottenendo più blocchi che risultati?
  • C’è qualcosa che sto facendo solo in preda alla rabbia o alla frustrazione perché credo di avere il diritto che quel determinato scopo si realizzi?

Rispondi a queste 3 domande ogni giorno, per iscritto e lascia che ti guidino nello smaltire le forzature della tua vita.

Perché ricorda, per quanto tu possa svegliarti presto la mattina, il sole non sorgerà che all’alba.

Dott.ssa Roberta Guzzardi,  psicologa e psicoterapeuta, La Terapeuta che disegna.

IL CONSIGLIO DI GIORGIA:

E’ interessante vedere come questa riflessione, questo pensiero di Roberta sia arrivato con un tempismo perfetto, con la primavera, quale migliore stagione per insegnarci ad attendere pazientemente l’arrivo dei FRUTTI?

In Giappone apprezzano tantissimo la bellezza effimera delle cose, i ciliegi fioriscono per qualche giorno, donando uno spettacolo per gli occhi meraviglioso, e poi, così come sono arrivati, scompaiono di nuovo velocemente.

E l’albero sa’ con assoluta certezza che dovrà attendere i suoi tempi per fiorire ancora, e lasciar andare i suoi fiori per la prossima bellissima stagione.

E noi invece?

Cerchiamo di forzare i tempi, di anticipare le cose, di vivere la primavera ai tempi dell’inverno, e quando anche ci riusciamo, non accettiamo gli inevitabili cambiamenti, cambiamenti che sono PER NOI, per il bene della nostra pianta, per farci vivere appieno ogni fase.

Così se una relazione finisce, facciamo di tutto per ‘rincollare i petali caduti’, o se un lavoro non parte prendiamo le pinzette e mettiamo le graffette alle foglie cadute, o peggio, forziamo amici, parenti, figli, a volte persino i nostri animali domestici a dare frutti che non sono loro.

Chiediamo ad una persona che è metaforicamente un albero di limoni di comportarsi da albero di pesche, non permettendo alla bellezza della diversità di essere, così se una persona ha un ‘gusto acido’ vogliamo a tutti i costi che sia ‘dolce e succoso’

Eppure io amo le caramelle al limone…

E se non abbiamo pretese sugli altri, certamente ne avremo su di noi.
Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido” A. Einstein

Nasciamo degli splendidi ‘cagnoloni’ affettuosi e coccolosi, e ci convinciamo che i gatti hanno più successo, sono più abili, seducenti, e cerchiamo di far di tutto per diventare più ‘gattosi’. Ma anche al contrario l’esempio è verosimile!

Così nasci gatto e vuoi essere cane, nasci panda e vuoi essere leone, nasci colomba e vuoi essere delfino.

Con questo non sto dicendo di non lavorare sui propri limiti ma di accoglierli! Di conoscersi, e accrescersi nei PROPRI personali tempi e modi, sapendo che in natura tutto è perfetto, riconoscendo lo strano protagonismo ‘al contrario’ umano, grazie al quale ci sentiamo sempre in difetto.

Il mondo nella natura è abbondante, tutto ha una sua ‘missione’, tutto ha un senso ed ogni cosa ha la sua efficacia (tranne le zanzare di cui, non me ne vogliano, ancora nessuno ha scoperto l’utilità), così è anche per noi. La natura si adatta e cresce rigogliosa come fanno i fiori nel cemento.

Il cemento c’è! Nessuno lo nega, ma il fiore se ne frega e cresce lo stesso.
Anche per noi a volte l’asfalto c’è e prova a bloccare i nostri desideri, ma invece di pretendere che l’asfalto non esista, prova a crescere nonostante l’asfalto ci sia, e riuscirai.

Dovremmo imparare dalla primavera
il rispetto dei tempi.
La sua capacità di non forzare.
Di non mettere fretta.
Quel suo silenzioso
rimanere
in attesa
che ognuno fiorisca a modo suo.

Giorgia Fidato, Mental coach, La coach speaker.


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