Perché ci capita di ‘andare in fissa’ per qualcosa o per qualcuno? Come uscire dal loop.

IL CONSIGLIO DI ROBERTA:

Vi è mai capitato nella vita di fissarvi su una cosa, una relazione, un progetto, un lavoro, un desiderio, e spendere tante, tante energie nel tentativo di fare andare questa cosa come avreste voluto nonostante i pochi risultati fino ad accanirvi in maniera dannosa e pericolosa, per per poi arrivare nel finale esasperati ed estenuati e lasciare andare tutto in preda ad ondate di cinica rassegnazione e disillusione?

Ecco, questo è quello che succede quando la vita ci manda dei segnali e noi sbagliamo a leggerli. E adesso vi spiego in che senso…

Partiamo dal presupposto che nessuno di noi è un cretino. Non ci fissiamo sulle cose perché siamo autolesionisti, ci fissiamo perché ci speriamo e ci speriamo perché, di solito (ma oserei dire anche sempre) cogliamo dei “segnali” che ci indicano una certa direzione, una certa persona, un certo lavoro, una certa serie di eventi che quindi iniziamo e seguire.

E questi “segni” possono essere interiori o esteriori:

Una sensazione di ritrovata gioia che provi inaspettatamente al cospetto di una nuova persona e che ti fa sentire di nuovo vivo, innamorato, disposto a rischiare come non ti sentivi da anni; un lavoro che arriva dopo un periodo di aridità professionale che ti spinge a mettere a frutto talenti sopiti che avevi dimenticato di avere ma che avresti sempre voluto coltivare; una serie di miracolose coincidenze che ti conducono verso situazioni, persone ed eventi in linea con i sogni che avevi chiuso nel cassetto da ormai troppo tempo.

Segni, ci sono dei segni.
Non ci illudiamo per sport, non facciamo tutto da soli. Ci sono dei segni.
Solo che, nonostante i segni, ad un certo punto le cose possono iniziare a girare male:

la relazione con la persona che aveva riaperto il tuo cuore inizia a mostrare una incompatibilità di base preoccupante, il lavoro che aveva riacceso la tua voglia di vivere si fa stancante e pesante, e le circostanze che sembravano condurti verso i tuoi sogni si diradano o diventano avverse.

La realtà cambia.

Come una lampadina incastrata di forza in uno spazio di dimensioni differenti, le cose non funzionano più, vanno ad intermittenza,  nulla fluisce più in maniera naturale.

Ed è proprio in questo punto delle cose che nasce il dilemma: ma quando qualcosa inizia con tanti “segnali” di incoraggiamento che alimentano speranze ed aspettative e poi però non va, che cosa significa?

Siamo noi ad aver sbagliato qualcosa durante il percorso o sono stati i segnali iniziali ad averci tratto in inganno? Li abbiamo interpretati male o non c’erano proprio e ci siamo fatti un grande film mentale perché troppo bisognosi di una nuova speranza?

La verità è che interpretare tutto come un errore di valutazione può essere molto pericoloso perchè conduce al mollare, al gettare via la speranza, forzando noi stessi a dimenticare, cancellare e a “stare con i piedi per terra”.

Ma d’altra parte non va bene nemmeno ostinarci su qualcosa o qualcuno solo perché avevamo avuto dei segnali! Si rischia l’ossessione, il forzare le cose, il perdere il sonno e la salute pur di far quadrare il tutto.

Cosa fare quindi quando i segnali sembrano non aver mantenuto ciò che avevano promesso?

Il cinismo o l’incaponimento non possono essere la risposta, ci vuole un salto di consapevolezza, la comprensione del fatto che quei segnali non stavano mentendo, né tanto meno siamo noi ad aver sbagliato qualcosa, ma semplicemente mostravano una direzione e non la meta.

Indicavano un punto di passaggio e non la destinazione finale.

Bisogna quindi continuare a camminare, lasciare andare ciò che credevamo il punto a cui ci portavano quei segnali e proseguire avendo fiducia nel fatto che abbiamo solo creduto di doverci fermare, lì da dove invece dovevamo solo passare.

Perché non è finita finché non è finita, e se sei ancora vivo, il tuo percorso non è ancora completo! 😉

Dott.ssa Roberta Guzzardi,  psicologa e psicoterapeuta, La Terapeuta che disegna.

Disegno tra da @Psicologia_a_tratti_semplice ;

IL CONSIGLIO DI GIORGIA:

Una frase di Nina Simone oggi mi ha colpito fortemente:
Devi imparare ad alzarti da tavola quando l’amore non è più servito.

Non è forse questo quello che spesso capita?
A mancare non è necessariamente un ‘amore’ relazionale, a mancare può essere anche un ‘amore’ lavorativo, e tanti altre variabili, ma cosa ci blocca?

Cosa ci blocca dall’andare via, dall’alzarci dalla sedia anche quando i segni ora come ora sono opposti a quelli iniziali?

IL VUOTO,
l’assenza,
la mancanza,
ma anche, e forse soprattutto, la paura di aver investito energia e tempo in un progetto che ha fallito.

Il fallimento non è che parte del processo, il fallimento NON ESISTE. E’ solo un passaggio fra ciò che funziona e ciò che non funziona più.

Il punto è che niente nella vita è mai sprecato!

Anche tutti gli anni che pensiamo di aver investito in un qualcosa che non ha dato frutti, ci ha, senza possibilità di dubbi, insegnato qualcosa, fosse anche semplicemente cosa non vogliamo.

Le cose che finiscono, sono un semplice modo di darci la possibilità di ricominciare in modo più efficace. Accogliendo tutte quello che il nostro ‘progetto’ ci ha insegnato.

Prendere in mano la vita in modo appassionato, fermarci, respirare a pieni polmoni e per una volta, per una volta, domandarci fin nel profondo se l’obiettivo che ci eravamo prefissati è ancora quello che vogliamo.

E se lo è, se lo è davvero, non arrendersi perché le cose non si presentano come noi non le avevamo immaginate, perché vedete l’amore é il vero scopo di una relazione, non la persona da cui lo pretendiamo.

UNA SOLA COSA E’ VALIDA PER TUTTI: TUTTI VOGLIAMO ESSERE AMATI.

E se la persona da cui cerchiamo attenzioni non le ricambia, stiamo scambiando l’amore per la fissazione, su una persona, che, a pensarci bene, non riduciamo ad altro che ad ‘un oggetto del desiderio’.

E se invece è il lavoro a rifilarvi una sfilza di temibili NO, non mollate al primo o al secondo rifiuto, camminate ancora, senza fissarvi su di un unico posto.

Una storia racconta di un uomo che aveva perso le sue chiavi, una persona di passaggio vedendolo così chino a cercare attorno ad un lampione gli chiese:
“Cosa cerchi?”
“le mie chiavi” .
Il passante gentilmente voleva aiutarlo ” posso aiutarti, è qui che le hai perse?”
e l’uomo alzò lo sguardo verso il passante e rispose
“No, dall’altro lato della strada” ,
così il passante lo guardò curioso, “e allora perché le cerchi qui?”
“perché é qui che c’è la luce”

A volta basta attraversa la strada, a volte anche meno, basta uscire dal ‘cono di luce’ che abbiamo deciso di osservare insistentemente per cercare la soluzione, che invece è proprio al di fuori della nostra fissa.

Credi in te, guarda oltre, continua a camminare, alzati dal tavolo, dall’altro lato c’è un banchetto, AMATI.

Giorgia Fidato, Mental coach, La coach speaker.

 

 


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Solve : *
27 × 26 =


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: